Le funzioni degli amminoacidi ramificati (BCAA)

Nella composizione delle proteine animali (uomo compreso) il rapporto degli amminoacidi ramificati (Branched Chain Amino Acids, BCAA) L-Leucina, L-Isoleucina e L-Valina è, rispettivamente 2:1:1. In altre parole le proteine che costituiscono il nostro organismo contengono L-Isoleucina e L-Valina in egual misura, e una quantità doppia di L-Leucina. Per questo motivo i primi integratori di BCAA usciti nel mercato erano formulati nel rapporto 2:1:1. Recenti studi hanno tuttavia indicato che la L-Leucina ha un ruolo chiave nello stimolo di sintesi proteica in vari distretti dell’organismo, tra cui il muscolo scheletrico. Infatti, una volta trasportato all’interno della cellula, la L-Leucina va a stimolare l’attività di mTOR (mammalian target of rapamycin) (Zhang et al, J Anim Sci Biotec, 2017), una proteina che una volta attivata va a stimolare la sintesi di nuove proteine e la crescita cellulare. La L-Leucina non è quindi solamente un ‘mattoncino’ essenziale con cui le nostre proteine vengono costruite, ma è anche un attivatore della loro stessa sintesi. Infatti è stato proposto il concetto di ‘soglia della Leucina’ (leucine threshold), ovvero del fatto che solo quando una certa quota minima di leucina raggiunge l’interno della cellula riesce a dare uno stimolo anabolico (attivando mTOR) (Phillips, Sports Med, 2014). Ciò implica che una fonte proteica che abbia una alta percentuale di BCAA, e in particolare di L-Leucina, è fondamentale per dare uno stimolo anabolico nel post-allenamento.

Sulla base di queste nuove informazioni che la ricerca scientifica sta fornendo, la più recente formulazione di BCAA 8:1:1 (cioè in cui il quantitativo di L-Leucina è 8 volte maggiore rispetto agli altri due amminoacidi ramificati) permette quindi di raggiungere più facilmente la ‘soglia di Leucina’ ed è quindi particolarmente indicata negli sportivi il cui obbiettivo sia l’aumento della massa muscolare.  

Va ricordato che nonostante la L-leucina giochi un ruolo chiave nella sintesi proteica, essa lavori in sinergia anche con gli altri due amminoacidi ramificati, la cui presenza è quindi altrettanto importante. 

Alcuni studi suggeriscono inoltre che gli amminoacidi ramificati riducono il senso della fatica a livello del sistema nervoso (Blomstrand, Acta Physiol Scand, 1997). La presenza di amminoacidi ramificati nell’organismo riduce l’afflusso di triptofano (un precursore della serotonina, il neurotrasmettitore responsabile della sensazione di stanchezza) al cervello riducendo la fatica percepita (Newsholme & Blomstrand, J Nutr, 2006).  

Costituiscono oltretutto una fonte energetica alternativa – negli sforzi di resistenza il nostro organismo ha bisogno di energia che attinge preferibilmente dai carboidrati, poi dai grassi e infine dalle proteine, quindi dagli amminoacidi che, in stati di carenza, vengono trasformati in glucosio e quindi diventano utili a essere impiegati per produrre energia. Negli sforzi molto lunghi, quindi, gli amminoacidi ramificati facilitano la produzione di energia nelle fasi di carenza. 

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